Educazione emotiva ed utilizzo della fiaba

Già dalla prima infanzia (0 – 3 anni) possiamo osservare differenze individuali nella comprensione emotiva, in parte, legate allo sviluppo cognitivo (soprattutto il linguaggio), ed in misura maggiore, legate all’ambiente affettivo ed al supporto offerto dai cosiddetti agenti socializzatori (fattori che partecipano al processo di socializzazione).

Alcuni studi, di impronta vygotskijana, su la teoria della mente mettono, infatti, in evidenza quanto lo sviluppo di questa capacità rappresenti, in effetti, una conquista relazionale, più che individuale.

E’ attraverso le relazioni e gli scambi quotidiani che l’adulto promuove quelle abilità che permettono al bambino di accedere alla comprensione della mente dell’altro.

Il contesto sociale in cui è immerso rappresenta, per lui, uno scenario importantissimo da osservare rispetto a quelli che sono i comportamenti di emotività espressa, soprattutto in reazione alle emozioni provate ed espresse.

 

In che modo l’adulto può intervenire per promuovere le competenze emotive del bambino?

E’ importante rispondere in maniera coerente alle emozioni da lui espresse; accettarle, non inibendole o censurandole. Favorire, dunque, un libero accesso alla sfera emotiva ed aiutarlo nel dar loro un nome e nel pensare a quelle che possono esserne le cause e gli effetti, così da favorire una più chiara comprensione del mondo ed un’attiva scoperta di sé stesso, attraverso quei dialoghi interiori che si attiveranno nella sua mente, connettendo esperienze e stati d’animo.

Il susseguirsi di questi processi mentali butterà le basi per lo sviluppo di mappe mentali emotive, che aiuteranno il bambino ad orientarsi nel mondo e scegliere il comportamento più adatto da utilizzare a seconda delle circostanze.

 

Alfabetizzazione emotiva e fiaba.

Tenuto conto di queste premesse teoriche risulta chiaro che il processo di conoscenza, in età evolutiva, è sempre, mediato dall’agire dell’adulto.

Un intervento educativo non può tralasciare la sfera delle emozioni che costituisce parte integrante del processo formativo che, d’altronde, si basa sulla relazione alunno-educatore.

Un’educazione che mira a coltivare le competenze emotive del bambino lo aiuta, quindi, nell’espressione, nel riconoscimento e nella gestione delle emozioni, passando anche attraverso azioni di contenimento e supporto.

Un’educazione alle emozioni che guidi il bambino nella relazione con gli altri, attraverso strategie di rispecchiamento ed empatia.

In linea con questi intenti pedagogici l’utilizzo della narrazione della fiaba, diventa uno strumento didattico, che ben si presta ad una funzione di alfabetizzazione emotiva; in virtù della sua struttura semplice e nitida in cui le figure simboliche favoriscono l’emergere di un dialogo aperto sulle emozioni provate.

Una narrazione, dunque, che si serve degli stessi codici comunicativi del bambino e va a sintonizzarsi con il linguaggio da lui adoperato.

Bibliografia
Goleman, D. (2013), Intelligenza emotiva: cos’è e perché può rendere felici, Milano Bur Rizzoli

Restiglian, E. (2012) Progettare al nido: teorie e pratiche educative, Roma: Carocci Editore

Scarzello, D. (2011), Lo sviluppo della competenza emotiva nella prima infanzia. Il ruolo della comunicazione affettiva e delle pratiche educative, Milano: Edizioni Unicopli.
http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&isbn=9788874666416&Itemid=72
https://www.ibs.it/intelligenza-emotiva-che-cos-e-perch-libro-daniel-goleman/e/9788817050166?tipo=nuovo&lgw_code=1122-B9788817050166&gclid=Cj0KCQjwodrXBRCzARIsAIU59TJmx6sG0NUr2YsP4f6lms5eFa038H3JkqeKIhfmDVWzfv0Gvyq0XnsaAoUMEALw_wcB